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Laura Cenni: emblema della razza romagnola

Non capita tutti i giorni di incontrare una persona come Laura Cenni, una donna dall’animo sincero, pragmatico ed intrepido, un esempio eclatante di dedizione e passione che l’hanno portata ad essere un punto di riferimento per la zootecnia Italiana. Laura, allevatrice di Razza Romagnola, si è aggiudicata lo scorso 31 Gennaio il premio di miglior allevatrice dell’anno 2019, per la categoria bovini da carne, riconoscimento che gli è stato assegnato dall’organizzazione di Fiera Agricola Verona e dall’Informatore Agrario, rivista specializzata del settore zootecnico.
L’impegno a perseguire una sostenibilità ambientale e un alto livello di benessere animale sono state le carte vincenti per Laura.
Ci troviamo a Riolo Terme sull’Appennino Faentino e dopo un percorso continuo di salite e discese, scorgo l’azienda Cenni, posta alla sommità della collina. La vista è mozzafiato, rimango ammutolita dall’incanto che mi regala il paesaggio.
Laura, insieme alle due figlie Angelica e Fabiana gestisce l’allevamento a ciclo chiuso che conta un centinaio di capi, tra cui: fattrici, manze, due tori e il restante vitelli. “Il nome di tutti i vitelli nati nello stesso anno avranno la stessa lettera iniziale che cambierà ogni anno in base all’ordine delle lettere dell’alfabeto italiano”, secondo le norme tecniche dettate dal disciplinare del Libro Genealogico Nazionale delle razze: Marchigiana, Chianina, Romagnola, Maremmana e Podolica, istituito dall’A.N.A.B.I.C (Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani da Carne) che ne migliora la valorizzazione e la diffusione delle razze sopracitate.
L’allevamento di questi bovini prevede il pascolo per circa 7 mesi, nel periodo invernale invece gli animali rimangono in stalla. L’alimentazione, costituita da materie prime eccellenti è a base di cereali, orzo, mais, favino, tutti di produzione propria, l’azienda infatti possiede un mulino in grado di macinare i cereali destinati ai bovini. Non mancano i foraggi, anch’essi di produzione aziendale.
La Razza Romagnola ha origini molto antiche, deriva dal Bos Tauris Macrocerus, un bovino originario delle grandi steppe dell’Europa Centro-Orientale. L’arrivo in Italia dei bovini antenati della Romagnola è databile intorno al IV secolo d.C. con l’invasione dei Longobardi guidati da Agilulfo.
Oggi l’allevamento di tale Razza è diffuso principalmente nelle province di: Bologna, Forlì-Cesena, Rimini, Ravenna, Pesaro e Firenze.
Questo bovino si definisce un’utilizzatore di foraggi, particolarmente resistente ai climi avversi, elementi imprescindibili che lo rende adatto ad ogni tipologia di pascolo.
Dal punto di vista morfologico si distingue per avere un notevole sviluppo muscolare, ottima la conformazione del bacino e la robustezza degli arti: corti e robusti. Il mantello è grigio-chiaro, tendente al bianco, particolarmente nelle femmine con sfumature grigie in diverse parti del corpo. Le mucose e la cute sono nere, le corna sono a forma di lira nella femmina e di semiluna nel maschio. Non eccelle in altezza, è infatti più piccola della Chianina, le femmine arrivano mediamente a 1.50 cm al garrese e 7/8 quintali di peso vivo, i tori mediamente arrivano a 1.70 cm al garrese, con un peso vivo di 12/14 quintali.
Originariamente la Razza Romagnola era a duplice attitudine: carne e lavoro, fino agli anni 50’ infatti era considerata la vera ricchezza degli agricoltori, nel corso degli anni la selezione l’ha portata a migliorare la produzione di carne.
Dal punto di vista nutrizionale la carne di Razza Romagnola è caratterizzata da un ridotto contenuto di grasso e da un importante quantità di ferro e di proteine.
La Razza Romagnola, così come la Chianina e la Marchigiana, vantano del marchio IGP “Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale”, un marchio che certifica e garantisce la carne di queste tre razze bovine italiane.
La sigla IGP (Indicazione, Geografica, Protetta) rappresenta un sistema tramite il quale l’Unione Europea riconosce e protegge i prodotti agroalimentari di pregio, destinati all’alimentazione umana. Il termine “Vitellone” fa riferimento all’età dei bovini: tra i 12 e 24 mesi, “Bianco” invece si riferisce al colore del loro mantello, e infine “dell’Appennino Centrale” che ne designa l’indicazione di origine, ovvero la zona dove Chianina, Marchigiana e Romagnola sono allevate da oltre 1500 anni.
Il Consorzio di Tutela ”Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale” costituito il 13/02/2003 e ufficialmente riconosciuto con DM n. 62187 del 29/03/2004 svolge attività di tutela, vigilanza e salvaguardia del marchio lungo tutta la filiera di produzione e di commercializzazione.
La Razza Romagnola, vive oggi di un momento delicato, è evidente che, non ha avuto la visibilità che meritava, non si è fatta una valorizzazione commerciale efficiente a garantirne la notorietà, quella di cui gode l’ormai famosa e indiscussa Chianina, elogiata da un’immagine simbolica: la Fiorentina, mito gastronomico con il quale essa ha creato un legame indissolubile.
La domanda, quindi, sorge spontanea: perché non è del tutto conosciuta la Razza Romagnola? La risposta è eloquente: i Toscani hanno messo in atto vere e proprie attività di marketing e questo ha giocato a sfavore della cugina Romagnola, i cui allevamenti, ad oggi si sono quasi del tutto dimezzati rispetto agli anni passati, complici: non solo la poca attività di valorizzazione ma anche il ricambio generazionale che gli stessi hanno dovuto subire e all’attività di frutticoltura che si è intensificata in queste aree.
Comunicare la qualità quindi, significa: creare una mera attività di promozione ed innalzare le aspettative dei consumatori.
E’ doveroso pertanto intervenire con delle operazioni di valorizzazione mirate: veri e propri percorsi degustativi che coinvolgano direttamente allevatori e consumatori e come dice Laura Cenni, che la Razza Romagnola la porta nel cuore, – «gli allevatori sono i primi che devono tutelare i consumatori.»
È fondamentale pertanto favorire questo genere di attività, privilegiando la specificità di tale Razza che in termini di qualità non ha nulla da invidiare alla Chianina!

Elisa Guizzo
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Esperta in tecnologie alimentari, dal 2018 è la coordinatrice del progetto Di Gusto in Gusto. Inoltre, ha l'abilitazione come Giudice Qualificato dell'Istituto Italiano Assaggiatori Carne “De Gustibus Carnis”.

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